“Prima la forza poi la pace”

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Lo ha detto Benjamin Netanyahu nel discorso in cui ha esplicitato la ragion d’essere dell’attacco militare americano in Iran. E si è associato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Io e il presidente Trump diciamo spesso, ‘la pace attraverso la forza’.

La frase va ribadita perché sarà ripetuta e diventerà l’essenza di spirale guerrafondaia di questa parte di Storia. Sempre Netanyahu ringraziando il presidente degli Stati Uniti Donald ha riconosciuto: “La decisione di Trump è coraggiosa e cambierà la storia”.

E poi ha spiegato: “Nell’azione di stasera contro gli impianti nucleari iraniani, l’America è stata insuperabile. Ha fatto ciò che nessun altro Paese al mondo avrebbe potuto fare. La Storia ricorderà che il presidente Trump ha agito per negare al regime più pericoloso del mondo, le armi più pericolose del mondo” (Ansa). Seguono un’abbondanza di sperticati convenevoli sui quali si risparmia il lettore per insignificanza.

Il concetto fondamentale deve essere sempre quello dell’affermazione della forza come espressione di una distensione controllata a cui viene data la denominazione di pace.

E se il conflitto fosse anche ideologico potremmo dire però che sono tutti d’accordo, dall’Iran bombardato alla stessa Unione Europea che vuole armarsi perché ritiene oramai inadeguato il suo coefficiente di armi per la Difesa, data la posta in gioco.

E questo potremmo definirlo come un assurto dell’ideologia corrente. Con alcune eccezioni, però. In Cina questa forza non si determina strettamente le armi che pure sicuramente consistono in un coefficiente importante per la loro sicurezza. La forza consiste dal predominio assoluto sul piano delle merci e sul livello dei rapporti economici.

Ma l’altra dimensione ideologica avversa a questo pensiero corrente consiste in quanto espresso dal Papa al momento della sua investitura. L’ha detto in modo forte, solenne. Val la pena di ribadirlo: “una pace disarmante e disarmata”. Esprime il concetto per cui, all’opposto, se si intende innescare il processo di distensione internazionale si deve cominciare dal proprio esempio liberandosi di ogni pretesa armaiola per mettere così il potenziale avversario nelle condizioni di non innescare l’escalation degli armamenti e delle intimidazioni.

Lo dice tranquillamente il Pontefice. Santa Madre Chiesa non ha terreni o condizioni di privilegio da rivendicare, se non la pretesa silente di una superiorità di elaborazione intesa a volersi affermare nel mondo per le sue ragioni piuttosto che per la sua forza patente. E la sua forza chiliasticamente è stata sempre sostenuta dalle sue ragioni. E non potrebbe che essere così.

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