Riconoscere come momento sostanziale, non assoluto però

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Giorgia Meloni

Riconoscere prima di conoscere pare fosse un tema legato alla sfera teorica. Uno sguardo alla critica di Hegel al cartesianesimo per il quale elemento della conoscenza ancor prima dell’io penso consiste nell’esser ri-conosciuto e nel ri-conoscere. Si ravvisa l’evidente contraddizione in termini in cui il riconoscere deve pre gioco nominale di cose prevedere una fase precedente di conoscenza. Ma questa dimensione è superata per l’essere compresa strettamente nel teorico, nel nominale, nel definizionale, nel sovrastrutturale.

IL momento della riconoscenza si poneva quindi come fase essenziale di ricezione dell’io penso. Ma insieme anche la capacità di pensare sé come soggetto pensante e di immediata assimilazione con la comunità di pensiero.

Problemi da sfera teorica che poco entrano nella definizione di un conflitto armato. Si dirà. Ma tornano esattamente i temi di questa discordia seguendo la polemica ordita dalla premier italiana Giorgia Meloni nei confronti del pronunciamento del premier inglese Starmer che ha fatto il primo della classe volendo riconoscere la Palestina come Stato. Risponde a distanza Giorgia Meloni: “io credo che il riconoscimento dello Stato di Palestina, senza che ci sia uno Stato della Palestina, possa addirittura essere controproducente per l’obiettivo”. E prova a spiegarlo. “Se qualcosa che non esiste viene riconosciuto sulla carta, il problema rischia di sembrare risolto, quando non lo è”. Ma ancora: “Essendo favorevolissima allo Stato della Palestina, non sono favorevole al suo riconoscimento a monte di un processo per la sua costituzione”.

C’è un’altra obiezione che la Meloni non ha fatto perché non poteva fare. Non sappiamo se lo Stato della Palestina sarà un’organizzazione veramente democratica, come funzionerà il rapporto verso le minoranza e verso le donne così come tutte le categorie indifese, non sappiamo se si organizzerà in democrazia rappresentativa, chi saranno i suoi leader e come si pronunceranno nel mondo. Che senso ha riconoscere quello che ancora non esiste? Tantopiù laddove – ma si dice sempre in fase cautelativa e teorica – dovesse mostrarsi un’organizzazione statuale piena di abnormità e controsensi democratici. Che senso avrebbe riconoscerlo anticipatamente? Si vuole esprimere un atto di ostilità ad Israele in questo modo? Si abbia allora il coraggio di esprimerlo a piene lettere prendendosene tutte le conseguenze del caso.

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