‘ Ortre che bombardato mo’ vie’ pure snobbato da quelli grossi ‘. Quanto sta avvenendo ai vertici del mondo potrebbe perfettamente congegnarsi per una narrazione in stile Roma de na vorta.
La scena potrebbe essere la solita. Due bulli di due diversi quartieri rivaleggiano per stabilire chi dei due è ‘ er più ‘. Uno dei due allora strumentalizza l’inquietudine di un ragazzo che mal sopporta l’arroganza dell’altro. Lo inducono a provocarlo fino a far concentrare su di lui le attenzioni aggressive del bullo. Quando finalmente possono trovare il modo per costruire una convivenza pacifica però il ragazzo si accorge che tanti anni di sofferenza, di soprusi, di patimenti fatti soffrire alla propria famiglia non sono serviti per fare almeno un’evoluzione di status. I due bulli per dirimere la situazione vogliono vedersi, ma da soli. Il ragazzo come testimone, in effetti, non serve a niente. Complicherebbe inutilmente la trattativa tra grandi. Nella stessa condizione si trova oggi Zelensky.
Ma a dargli la notizia non è neanche Trump in persona. Ci pensa Vance. “Non produttiva sua presenza, accordo pace non renderà felici Kiev e Mosca”.
L’ incontro a Teano tra i due avverrà in Alaska. (Sia nella metafora che nella realtà ci sono le condizioni per l’assoluta riservatezza. Non ci sono neanche i giornalisti rompicoglioni di mezzo. Bensì solo i portavoce. Situazione di grazia).
Confermato per il 15 agosto. Ammesso anche un rappresentante dell’Unione Europea. Ma non si capisce bene con quale ruolo e con quale valenza. A questo punto rimane pleonastico tanto quanto, se non di più, che Zelensky.
Ma Vance su Fox News spiega il motivo perché la presenza di Zelensky è inopportuna. “Vladimir Putin ha detto che non si sarebbe mai seduto il leader ucraino, e il presidente Trump è riuscito a cambiare questa situazione”.
Quindi questo lavoro di sostenere un conflitto e la richiesta di farsi sostenere per combatterlo pare non essergli servita neanche per quel lavoro hegeliano e sostanziale del Ri-conoscimento. Come ha detto Vance: la sua presenza non è produttiva. Quindi fuori Zelensky. Parlino solo i grandi.
Sempre su Fox News Vance chiarisce ulteriormente il concetto: “Condanniamo l’invasione. Serve la pace. Quindi per ottenerla serve parlare”. E qui si chiude il primo sillogismo.
Ma poi arriva il secondo. “Gli americani vogliono fermare le uccisioni. Gli americani sono stanchi di inviare le loro tasse a finanziare il conflitto”. La conclusione è sospesa ma può essere facilmente desumibile.
Desumibile invece la tipologia di mediazione ammannita da Trump e che presenterà ai due contendenti: “arrivare a questo risultato è possibile anche se il risultato non renderà felici né la Russia né l’Ucraina”.
Una volta trovato l’assenso di Putin allora potrà essere convocato Zelensly presentandogli l’accordo come una cosa di fatto. E allora “poro Zelensky” dovrà accettare la minestra riscaldata. Oppure potrà continuare a fare la guerra. Ma lo farà da solo. Probabilmente anche senza l’Europa che è presente come testimone dell’intesa.
E allora nella Storia forse commemoreremo questa grande vittima nella lotta per le libertà. Ma più facilmente cercheremo di dimenticare. Esiste il fenomeno collettivo della rimozione.

