Il popolo d’Israele s’è desto!

0
76

In quasi tre anni abbiamo visto nella scena contendersi da una parte un esercito arrembante, dall’altra un altro esercito con metodi terroristici. IN mezzo i due popoli che soffrono in silenzio e registrano il numero dei decessi per azione militare.

Ora sulla cronaca balzano i nuovi interlocutori rimasti finora in silenzio. Sono i cittadini di Israele di cui già sapevamo il dissenso nei confronti del governo in carica di Netanyahu. Ora questo popolo esce allo scoperto. Lo fa in Piazza degli Ostaggi e nelle strade circostanti di Tel Aviv. La richiesta solenne è di recedere dal conflitto e di arrivare a un accordo per liberare gli ostaggi.

IL silenzio si è interrotto. E quando questo avviene solitamente non si ferma.

Times o Israel parla di “quasi 500.000 persone si sono radunate”. Anche il Forum chiede la fine delle azioni di guerra e stima decine le iniziative di protesta per il totale di manifestanti arrivati al milione.

La domanda centrale guarda alla ragione per cui il silenzio finalmente si sia rotto. Oppure se quello non registrato finora non fosse proprio silenzio del protagonismo sociale, piuttosto disattenzione dei cronisti nostrani.

Di sicuro riporta la configurazione dello Stato di Israele come di una democrazia che si relaziona al resto del mondo come tale, diversamente dalle condizioni arcaiche con le quali debbono trattare coi loro avversari territoriali.

E in questa dimensione sono chiaramente sconcertanti le reazioni della parte avversa che avendo perorato la scelta della belligeranza come l’unica possibile finora prova a stigmatizzare i manifestanti come coloro che favorirebbero un altro 7 Ottobre!

Il debole e insieme la forza della democrazia liberale consiste proprio in questo. IN dialettica non si conosce esclusione di colpi. Ma non è la stessa cosa nelle conduzioni di vita materiale. Ed è questo allineamento invece a rovesciare i termini dell’uno con l’altro piano.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here