L’Italia va sotto. Sta due a uno a favore di Israele e in tanti già vedono pronte le valige di Gattuso. Ma i nostri pugnaci non ci stanno e testa bassa ci riprovano riuscendoci, però. La rimonta è di quelle memorabili. Si arriva a 4 a 2 per l’Italia.
Ma in campo già si vede l’effetto di una scapoli ammogliati di fantozziana memoria dove non ci sono sistemi difensivi e chi ha la palla passa se riesce a passarla al compagno.
IN sostanza allo scadere dei fatidici novanta minuti. Israele appare più netto e determinato. E mentre i cronisti avviano ad archiviare l’evento come fosse ‘passata a nuttata’, i nostri debbono incassare il pareggio.
Pare tutto finito. Pare che in queste situazioni la squadra rimontata ha solo che da perdere perché evidentemente la fase di forma è scarsa e anche il morale. Se la squadra avversaria sa spingere trova spazi e riesce a passare.
Nondimeno i nostri abbassano la testa, ma per abnegazione e concentrazione. In un minuto segnano nuovamente. “Ma che partita stiamo guardando?” Si chiedono i cronisti. Pare stare in un mondo irreale.
Segna Tonali che a buon diritto potrà essere elevato a nume nazionale. E Gattuso nei commenti finali ammette l’impreparazione generale ma subito poi per riparare dice che la responsabilità è sua.
Ma chiaramente è una difesa assai virtuale. E come se avesse detto che i suoi giocatori sono delle pippe e lui deve educarli in qualche modo. Ma non ce l’hanno una squadra di provenienza? Una propria professionalità da difendere? Come sono abituati a giocare nel loro club?
Sono quesiti a cui nessuno prova a rispondere. Neanche all’esito della levata di scudi contro l’effettiva disputa della partita. L’Italia ha portato a casa la partita e solo quello conta. O almeno pare. Ma è proprio a parare che si dovrebbe fare insegnamento.

