Milano, abbiamo scherzato …

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Giudici del riesame cancellano le convinzioni del Giudice per le indagini preliminari. La scena è Milano. L’accusa è quella di corruzione e abusi edilizi da parte di diversi amministratori della città. E secondo questa sede di valutazione mancano sia gli indizi che le vere attestazioni sui quali comprovare l’accusa.

Ora, in tema di discussione sulla riforma delle toghe per la realizzazione della figura specifica del pubblico ministero, avente la giusta distanza dal giudice, la questione assume due risoluzioni opposte.

Da una parte c’è Gratteri e tutta l’ortodossia dell’ordinamento attuale a dire: vedete? “Non c’è bisogno di due figure distinte. Si arriva alla cancellazione dello stato di accusa anche attraverso il nostro ordinamento”. Dall’altra il partito della separazione delle carriere che fa il discorso opposto: “bene così, stavolta. Ma non può continuare così. Questo passaggio di garanzia tra sede accusatoria e quella giudicante deve essere garantito dall’ordinamento”.

Ma in modo più stringente ci si chiede come i “gravi indizi” si siano sciolti come neve al sole davanti al riesame. La questione, per forza di cose, deve essere espropriata dalla sede scientifica per entrare nella dimensione dei comportamenti e dei rapporti di potere instaurati da una sede giudiziale e l’altra.

Perché un qualsiasi procedimento avente delle prove non può essere ridimensionato solo attraverso una lettura più attenta dei dati fattuali.

Se i dati sono stati precedentemente letti in un determinato modo, diverso da quello del riesame, era segno di una differenza nella volontà di chi legge.

C’è innanzitutto il concetto di corruzione che deve essere confermato nell’applicazione completa, quando viene contestato.

“Le complessive emergenze processuali non hanno dimostrato si sia formata e fosse persistentemente operativa una convenzione». IL legame corruttivo consisterebbe in una deduzione del gip, ma una deduzione indebita. Una congettura.

Ricevere un incarico non prova la corruzione. Va detto che: “tutte le corresponsioni di denaro sono correlate ad attività professionale effettivamente prestata e regolarmente contabilizzata”. ”Non vi è traccia di sovrafatturazioni o di fatture false”.

Della grande tempesta milanese non rimane altro che la voglia del mare insieme a quella tendenza nel voler scardinare un sistema (a torto o a ragione) evitando di competere sui fatti. Si preferisce, come fu poco meno di trenta anni fa, dare questo onere a un comparto dello Stato. E non perché si ha fede nella auto-riformabilità dello Stato. Perché si ritiene questa la via più comoda.

Cambiare tutto standosene tranquillamente a casa col telecomando in mano.

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