Clima da curva sud all’Onu con Benjamin Netanyahu che va oltre l’assurdo. Dice in sostanza: ‘fateci finire il nostro lavoro’, dove con “lavoro” si deve intendere una missione in questa guerra a senso unico. Fare razzia dei nemici. E d’altra parte non ci si poteva aspettare tanta umana considerazione da parte degli astanti in seduta di Assemblea Generale.
La scena è a New York. Succede tutto ieri. Arrivare fin lì non deve esser stato molto agevole per il premier israeliano perché ha dovuto aggirare diversi mandati di arresto nazionali. Quindi se è andato è proprio perché ci è voluto andare. Avranno stimato nel suo staff che non poteva durare tanto più a lungo l’isolamento di Israele in questo conflitto. Superare una sorta di cortina di ferro che li vede isolati, almeno in apparenza, in questa guerra contro i terroristi islamici di Hamas.
Del resto, non ci si poteva aspettare un messaggio di distensione. L’ha buttata sull’antisemitismo e questo era pure prevedibile. Come dire: non sono io ad essere cattivo siete voi che mi avete etichettato tale perché siete proditoriamente contro di me. Fa parte di un copione già scritto.
Ma tutto questo per sorreggere la tesi per cui dire di sostenere il riconoscimento dello stato della Palestina, ora, significa dare ragione ad Hamas. In altre parole significa dire che con l’attentato del 7 ottobre del 2023 i terroristi avrebbero raggiunto il risultato.
Ma d’altra parte deve pur ammettere, il premier israeliano, che è sempre stato contrario alla soluzione “due popoli due stati” e non solo perché oramai evidentemente impraticabile. Non solo le differenze radicali, ancor più irrigidite nei decenni, ma anche il tanto trascorso in termini di rancore causato da morte procurata rende le due popolazioni diffidenti l’una con l’altra.
Una convivenza armata è stata finora possibile e potrà esserlo chissà per quanto tempo. C’è da chiedersi però a quale prezzo. E se non si è disposti a pagarlo si ricorre al sistema del rastrellamento sociale. Una soluzione che non è di questo mondo, quantomeno non sostenibile da nessuno.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite convocando il premier israeliano avrebbe dovuto convincerlo a questa realtà fattuale. Avrebbe dovuto evitare cori da stadio, uscite dall’aula, come se ci si trovasse in una curva qualsiasi. Dovrebbe essere quello il governo del mondo che supera e mitiga ogni estremismo o isolazionismo. Tende a crearne invece.

