La pace non ha un pezzo

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Sprofondare in una bibliografia giusta e puntuale, degna di un vero metodo storicistico, quello per cui si fa fede innanzitutto sulle fonti e si dichiarano. Si evita così di trarre facili conclusioni o di dedurre una morale a carattere fortemente divulgativo e formativo.

Il bilancio finale di una vittoria e di una sconfitta non è sempre formulabile nelle formulazioni dei dichiaranti che depongono le armi ma dalle vere conseguenze a cui porta un conflitto.

Sono queste le due grandi conclusioni che si traggono nell’ultimo testo di Paolo Mieli teso a puntualizzare come tra i contraenti in una guerra è sotteso lo stesso destino di esser entrambi determinati dagli esiti della Storia. Vicende nelle quali entra sicuramente il conflitto appena intercorso ma anche una miriade di fattori tali da render assai meno prevedibile gli esiti scaturiti dall’inizio di ostilità militari, anche se concluse in modo favorevole.

Succede spesso infatti che il vincitore si traduce come vinto, a volte, e in forma minimale, anche dal punto di vista delle simpatie di chi leggerà questa Storia. Esempio tipico è la narrazione di Leonida alle Termopili o di Spartaco contro Roma.

Ma nel rifuggire dal dare una morale ad uso e consumo della facile dialettica del momento l’autore evidenzia la facilità in cui l’ingresso in conflitto ha modificato la vita di tante persone. Non ci sono finalità morali né si vuole dare insegnamento sui comportamenti da adottare.

Solo indicare, descrivere, delineare il corso di accadimenti e farlo secondo le testimonianze di cui si ha disponibilità. E tra queste anche quelle di studiosi precedentemente impegnati in questo lavoro di destrutturazione delle fattualità e di loro ristrutturazione.

Vale ancor più per il metodo che per l’insegnamento della Storia vera e propria. Quello lo si può lasciare ai narratori tanto in voga oggi nelle televisioni e nella vendita di libri best seller.

Serve invece la capacità di riconnettere dalle tracce il diverso per ritrovare cenni di un ricostruzione plausibile almeno per gli elementi di cui si ha disponibilità. Come per la scoperta di un ipotetico assassino nella scena del crimine. E come allora quasi mai c’è un reo confesso. E se c’è non è detto sia del tutto credibile.

Paolo Mieli, Il Prezzo della Pace quando finisce una guerra, ed. Rizzoli 2025 (pagg. 270)

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