Ciò che non si riesce attraverso guai giudiziari o forti obiezioni sulla linea di condotta di governo di mercati, ma nemmeno sulla linea internazionale tra i conflitti vari, si tenta attraverso le storie di sesso meschino. La lotta a Trump, giustificabile o no, avanza senza quartiere.
Ma nelle ultime accezioni situazionali la contesa assume accreditamenti politici. Trump la scarica sul Clinton, essendo democratico il suo amico inopportuno: Epstein.
Il defunto finanziere ha infatti lasciato testimonianza di sé attraverso mail rese note dalla commissione vigilanza. E con lui dice ci sia Donald Trump!
Altro argomento ricorrente di difesa consiste, come era da immaginarsi, nella capacità di contraffazione della Russia. Lo dice lo stesso The Donald su Truth.
E poi passa allo scarica barile del vecchio amico oramai inopportuno. “Epstein era un democratico – dice Trump – ed è un problema dei democratici, non dei repubblicani! Chiedete a Bill Clinton, Reid Hoffman e Larry Summers di Epstein, loro sanno tutto di lui, non perdete tempo con Trump. Ho un Paese da governare!” Come se per essere accompagnati in certe frequentazioni sia indispensabile l’affinità ideologica.
Sarebbe così proprio curioso se tutto quanto combinato dall’attuale presidente non sia stato sufficiente per deporre l’incarico ma invece le abitudini sessuali siano più lesive delle guerre e della stagnazione.
D’altra parte questo tipo di argomentazioni pruriginose conservano un contenuto inconfutabile che invece altre tipologie di argomenti non hanno. Con la fine di un potere in virtù dello svelamento di perversioni sessuali si arriverebbe così a un crisma di verità che le altre dimensioni argomentative non possiedono. Il sesso le possiede tutte, invece.

