Ci vuole poco ad esser poveri

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La povertà non è uno stato bensì un luogo dell’essere. Solo che per raggiungerlo non si deve arrivare a una condizione ascetica. Servono pochi rovesci di fortuna per trovarsi per strada. Le condizioni sociali e la mancanza di elementi oggettivi di ripresa fanno il resto.

Risultato è che un italiano su dieci vive in condizioni di indigenza. L’aumento delle famiglie in seria difficoltà negli ultimi dieci anni è aumentato del quarantatré per cento. Numeri da brividi. Numeri che dovrebbero far correre governanti e governati. Si confinano invece nei crismi della generica preoccupazione.

I dati sono offerti da chi se ne preoccupa: la Caritas. Dati che somigliano a quelli “dati” dall’Istat il 14 ottobre: cinque milioni settecentomila persone – persone! Non numeri – vivono in condizioni sempre più Secondo la Caritas esiste la povertà materiale – economica, reddito insufficiente, stabile, insicurezza abitativa, debiti – e la povertà dovuta allo scalino sociale: bassa scolarizzazione, indigenza di origine, isolamento, mole debiti tramandati.

Il rapporto parla di una situazione impossibile da fronteggiare con misure economiche pure e semplici, configurabili in una misura economica o finanziaria: “ne emerge una povertà che non può essere ridotta alla sola mancanza di reddito, ma che si configura come un fenomeno sempre più multidimensionale, nel quale le diverse forme di deprivazione si intrecciano, rafforzandosi a vicenda, generando un impatto complessivo superiore alla somma delle singole difficoltà” – report della Caritas.

Ma una voce tutta speciale deve essere presa in attenzione per il “gioco d’azzardo”. Nel 2006 erano trentacinque i miliardi giocati. Oggi siamo a centocinquantasette!

E a sorriderne non è l’erario perché a fronte del trecentoquarantanove per cento aumentati, gli introiti per lo Stato sono stati appena dell’ottantatré per cento. Ne hanno tratto vantaggio le grandi società produttrici: accesso digitale e clandestino.

L’azzardo di uscire dallo stato di povertà diffuso potrebbe esser la scommessa epocale ma nessun governo sarà interessato a caricarsela essendo questa fascia di elettorato potenziale oramai autoesclusosi dal rapporto di adesione a un sistema decisionale condiviso.

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