‘’ Il cinema è in pericolo, va sostenuto ‘’

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Lo dice anche il Papa. Lo ha affermato all’udienza in Vaticano con registi e attori. Più esattamente il Pontefice tocca il problema nodale: “Le sale cinematografiche vivono una preoccupante erosione che le sta sottraendo a città e quartieri” (Ansa).

Quindi il cinema, sia come arte in sé che come esperienza di vita, sono in pericolo.

Sempre stato sotto la lente di una speciale osservazione da Santa Madre Chiesa, il cinema è sempre consistito in un valore ambiguo. Da una parte uno strumento insostituibile per la diffusione dei “buoni sentimenti” e della moralità cattolica. Dall’altra parte però un pericolo per la deviazione sociale di quel pilastro consistente nell’eticità.

Dalla Santa Sede nella Storia sono arrivate sollecitazioni per evitare la corruzione dei costumi. Fu quindi pubblicata la lettera enciclica Vigilanti Cura (1936). Tutto per rafforzare e dare nuova consistenza alla visione del mondo affermata nel cristianesimo. Nel Concilio Vaticano II si recepisce un senso di innovazione in questa precedente linea di semplice difesa.

Il Decreto conciliare Inter Mirifica (1963) sugli strumenti della comunicazione sociale e l’Istruzione pastorale Communio et Progressio (1971) danno il senso di questa continuità nella disconnessione dall’affermazione pura e semplice.

Lo spostamento nel valore direzionale e difensivo a cui guarda la Chiesa oggi pare non essere più l’esperienza del cristianesimo in sé – questa va affermata, celebrata e valorizzata in tutte le chiavi di trasmissione semantica. Piuttosto consiste nella capacità di essere all’altezza delle contraddizioni presenti nella Storia come nella quotidianità.

Il senso da accendere a cui deve guardare l’ispirazione cattolica va sempre verso il futuro. Dare al presente gli occhi della speranza.

Ma l’attuale nel momento, in cui un sistema oramai tradizionale di trasmissione di contenuti diventa superato, abbisogna di entrare in momenti di rappresentazione che guardino l’immediato – quale è il rapporto attuale tra fruitore e produttore di contenuti oggi divenuto diffuso. E il moltiplicare delle fonti fa perdere anche il senso dell’uno presente nel contenuto in oggetto che invece si dissolve.

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