Il dottor Stranamore come riferimento certo

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Dopo il capolavoro di Stanley Kubrick del 1964 si pensava che, almeno sotto il punto di vista etico, nessuno avrebbe mai avvalorato l’idea di paese che persegue un’aggressione militare ai danni di un altro. Stranamore in versione satirica evidenziava la mancanza di una ragione necessitante nell’ingaggiare un conflitto, bensì una motivazione relegata alla pochezza psichica di chi è chiamato a grandi decisioni.

Non diversamente da un altro grande capolavoro – A Prova di Errore, di Sidney Lumet, 1963 – dove l’incidente nucleare è innescato a causa di un banale errore, le ragioni della guerra si mostrano alla coscienza comune come qualcosa di incongruo.

Lo ha ribadito oggi il presidente della repubblica italiana, Onorevole Sergio Mattarella, nelle parole dette al Bundestag (Ansa).

“Nuovi ‘dottor Stranamore’ si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba amare la bomba” – ha detto senza mezzi termini Il Presidente.

Nella giornata dedicata all’amicizia italo tedesca Mattarella ha ribadito che “nel dopoguerra, la nascita delle Nazioni Unite, le Convenzioni di Ginevra, accendono la speranza di una pace fondata sul diritto, riaffermando un principio fondamentale: la popolazione civile deve essere protetta in ogni circostanza. La cronaca successiva – dal Biafra ai Balcani, dal Ruanda alla Siria, fino al Sudan, all’Ucraina e alla Striscia di Gaza – ci mostra, che la guerra continua a colpire soprattutto chi combattente non è. Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti è tra i civili. Questo non può rimanere ignorato e impunito”.

Ma poi ha così sostanzialmente voluto rimarcare su come la guerra di aggressione sia un crimine: “va ribadito con risolutezza: la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino. La volontà di avere successo di una nazione non si traduce nel produrre ingiustizia”.

E di nuovo ha rimarcato l’obiettivo della pace come un perseguimento irrinunciabile. “La pace non è un traguardo definitivo, bensì il frutto di uno sforzo incessante, fondato sul raggiungimento di valori condivisi e sul riconoscimento dell’inviolabilità della dignità umana di ogni persona, ovunque”. 

Affronta un concetto di grande attualità: “Il Novecento ha trasformato la tragedia dei soldati in tragedia dei popoli. (…). È quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza”.

Ed allora l’ordine etico che si ripete è lo stesso: ‘Nie wieder’: ‘mai più’. Furono le parole dette per chiudere quella ferita generata dall’olocausto.

Ma dobbiamo ripetercele costantemente per non ripetere gli stessi errori.

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