I giovani in Spagna, uno su quattro, vorrebbero il ritorno autoritario. Appare questo il saldo della tendenza in terra iberica a mezzo secolo dalla fine del regime militare che si valse dell’alleanza con Hitler, Mussolini ma anche Churchill e degli americani.
Quella spagnola però significa la mancata vittoria della democrazia ottenuta per consunzione del regime e per il cambio di linea adottato dal re Juan Carlos.
Un giovane spagnolo su 4 favorevole a un regime autoritario (ANSA). A dirlo è il sondaggio dell’Istituto 40dB per El Pais. Ma è anche vero che il 74% ritiene la democrazia “preferibile a qualsiasi altra forma di governo”.
Solito riferimento al difetto di conoscenza dei fatti pregressi, o di Garcia Lorca, fucilato e gettato in una fossa comune durante la Guerra Civile. Ma uno su cinque degli intervistati non sa nemmeno collocare temporalmente il regime franchista.
“Uno spagnolo su due (50,6%) attribuisce la Guerra Civile a un colpo di Stato di Franco contro un governo legittimo, della Repubblica; ma tra i sostenitori del partito di estrema destra Vox la percentuale scende drasticamente al 27%, mentre il 44,4% dei sostenitori del conservatore Partido Popular incolpa le autorità repubblicane dell’inizio del conflitto” (Ansa).
In giornata su Rai Tre la trasmissione condotta da Paolo Mieli su La Storia (Passato e Presente) si sforza di tracciare una summa di una vicenda poco celebrata nella storiografia corrente e maggiormente divulgativa. Come se la svolta di Juan Carlos sia riuscita nel tentativo della rimozione di un dolore profondo del popolo spagnolo che prima della seconda guerra mondiale coinvolse tutta Europa. A combattere in un fronte o nell’altro in Spagna infatti accorsero giovani di opposte tendenze da tutta Europa. Ma anche alla fine del conflitto mondiale furono diversi gli accenni di rivoluzione interna destinati al fallimento. Ne parlò Rossana Rossanda in Un Viaggio Inutile. La fondatrice de IL Manifesto offre uno spunto di riflessione soprattutto oggi molto funzionale: come il sonno della memoria, ancorché della ragione, produca un oblio che legittima errori e tragedie.

