Ucraina. Da oggetto del contendere ad anello di congiunzione tra le due superpotenze. Qualcosa di più che un pre-testo per incontrarsi e programmare le prospettive nel mondo. (E tra le righe stabilire il da fare sul problema del mostro indocinese costantemente alle porte).
Evoluzione della geopolitica. E mentre in Europa ci si invigila contro il nemico comune post sovietico con la consapevolezza che ‘ da ora in poi dovremo farcela da soli ‘, la Russia è, per così dire, riammessa nel consesso mondiale col suo ritorno al G8.
Altri rapporti bilaterali tra Usa e Russia si prevedono o si paventano. Ed è per questo che la povera Ucraina rappresenta niente di più o di diverso da una variante a un mondo inquadrato in ranghi di appartenenza.
In questo nuovo, ma prevedibile, epilogo sotto osservazione appare Zelensky obbligato a vestire i panni di un leader attendo alle novità e aperto alle nuove prospettive. Si dice volenteroso nel “rendere il percorso da seguire dignitoso e veramente efficace per raggiungere una pace duratura”. Che può significare: ‘ siamo alla capitolazione definitiva, cerchiamo di farlo almeno con dignità ‘. Oppure: ‘ prendo tempo per capire se un nuovo quadro di alleanze nel contesto europeo sia in grado comunque di far sospendere la guerra ‘.
Zelensky prende tempo. Anche se pare non averne più. Cauto nei confronti di Trump. Poteva dargli del gran traditore essendo stato convinto alla lotta dura senza paura dal suo predecessore e ora lasciato alle secche di una resa incondizionata e al cospetto di tante morti.
Arrivare alla fine della guerra pare essere oramai il vero grande obiettivo. Della serie: ‘ finiamola qui prima di commettere altri errori ‘.
Al grande assente che si chiama Unione, cercano di dare supporto sia Francia che Germania e Regno Unito (l’Italia no). Pare vogliano arrivare a una proposta loro che sia alternativa a Trump, quantomeno per intestarsi la scena finale dell’epilogo, anche se poco dignitoso per tutti.

