25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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Istituita con l’Articolo 1 della Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne nel 1993. La data è stata selezionata in ricordo di esempio, uno tra molti, di violenza efferata a donne fino a produrne la morte.

Si trattava delle sorelle, Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal. Erano delle rivoluzionarie. Il loro impegno politico non riuscì a evitarle le torture e la morte per strangolamento. Le sorelle furono soprannominate mariposas – farfalle. Belgica Adele, la sorella, riuscì a salvarsi, anche perché non impegnata, mantiene alta la loro memoria oltre che i nipoti lasciati dalle sventurate.

La disparità tra i due sessi, individuata come causa per rimuovere per questo tipo di realtà, consiste nel grande obiettivo riconosciuto per rimuovere le cause di questo stato di cose. Lo dice la Dichiarazione dell’Assemblea Generale Onu che tratta la violenza contro le donne come: “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.

Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha dato questa definizione: “la violenza contro le donne è una terribile violazione dei diritti umani, una crisi sanitaria pubblica e un grave ostacolo allo sviluppo sostenibile. È persistente, diffusa e in peggioramento”.

E aggiunge: “dagli abusi sessuali al femminicidio assume molte forme ma tutte affondano le loro radici nell’ingiustizia strutturale, cementata da millenni di patriarcato. Viviamo ancora in una cultura dominata dagli uomini che lascia le donne vulnerabili negando loro l’uguaglianza in dignità e diritti. Ne paghiamo tutti il prezzo”.

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