La famiglia nel bosco, un caso nazionale

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Il caso dei tre bambini sottratti alla patria potestà perché le loro condizioni erano ritenute fatiscenti, vivendo in una casa nel bosco e senza i servizi essenziali in casa, sono diventati grandi elementi di dibattito. C’è da capire come mai molti sentano come propria questa vicenda dai tratti assai peculiari per essere assimilata al vissuto di ciascuno.

Da una parte, è chiaro, si va a incidere sul potere della magistratura di decidere per il bene e per il meglio del singolo, quando non possiede ancora elementi di potestà autodeterminante. Chiaramente, ci si riferisce ai minori. Chi può decidere sulle loro scelte etiche? I genitori possono ritenere opportuna una vita nel bosco, ma i minori hanno elaborato questa scelta? Quali sono i loro diritti? Lo Stato come deve muoversi a loro tutela?

La questione non è nuova. Ne trattava anche Platone ipotizzando una società ideale dove all’età di cinque anni i bambini fossero sottratti alle madri per essere consegnati come proprietà dello Stato. Un’interpretazione attuale vorrebbe una visione simile, oggi, avendo tolti i minori alla famiglia nel bosco.

Ma a ben guardare si tratta di un diritto generale e universale da parte del minore di costruire la propria evoluzione mentale assieme ad altri della sua stessa età. Non può essere sufficiente la garanzia di sostenere esami nelle scuole pubbliche atti a dimostrare l’apprendimento richiesto per le rispettive età.

L’evoluzione di un minore è qualcosa non inscrivibile semplicemente a un ambito prestazionale. Non significa solo fare i conti o coniugare bene i verbi. Significa conoscere un approccio consimile ad altri esseri della propria specie.  E questo attiene a una fase imprescindibile dell’evoluzione umana. (Lo ha detto e ribadito lo psichiatra Paolo Crepet nella trasmissione si Maurizio Porro su Rete Quattro lunedì 24 novembre).

Eppure gli insulti travolgono il Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Il caso è nazionale da giorni. Lo fa suo anche Matteo Salvini per montare una requisitoria contro lo strapotere della magistratura. Ma, proprio per queste propaggini dilagate, la questione riesce ad essere inserita nella problematica che le è maggiormente propria: quali sono i diritti del minore? Dove inizia e finisce il suo diritto di scegliere? In quale senso la società, intesa come Stato che la organizza, ha delle responsabilità sul rispetto della naturale evoluzione del minore?

Le motivazioni dell’ordinanza con cui si è tolta la potestà genitoriale sui minori consistono nella lesione alla vita di relazione.

Ed è così che il caso della famiglia anglo-australiana organizzata in un sistema di vita primordiale nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, diventi un problema di conduzione generale. Il ministro Nordio giudica “grave” la decisione di togliere alla coppia i tre figli. L’Associazione nazionale magistrati mette in guardia sulla “strumentalizzazione del caso”. Siamo così in piena crisi referendaria. E non è sufficiente rispondere affermativamente alle questioni del tipo sicurezza, condizioni sanitarie, obbligo scolastico.

Una questione senza fine alla quale potrebbe diventare un’idea la soluzione in un senso o nell’altro attraverso indizione di referendum. E sarebbe sempre qualcun altro a decidere sul bene del singolo.

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