‘’ L’ultima metafisica ‘’

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Assai complicato il lavoro di storicizzazione su qualcosa che trascende ma invece vuole essere fondativo e prioritario a ogni creazione. Non sono sufficienti le coordinate temporali di ideazione e realizzazione, tanto più se non seguono l’ordine necessariamente lineare delle ispirazioni successive.

In tal senso quella di Giorgio De Chirico si pone come “ultima metafisica” perché irriducibile al dopo temporale, ma anche a quello proiettivo e ideativo. Resta un punto di partenza che di per sé si ripresenta costantemente come miraggio espressivo e versante comunicazionale.

Ci si pone in direzione del messaggio, oltre che dell’esserci presenti noi stessi nella tela, nella mostra a Palazzo Musei. Curatrice, Elena Pontiggia.

Ci si concentra sull’ultima stagione dell’artista con cinquanta tele, ma l’ultimatività dell’opera storiografica non si deve confondere con la definitezza espressiva tale da sancire nell’opera il suo essere definita e porsi come versante liminare dell’estensivo raffigurante.

Ha inizio il 29 novembre, l’esposizione. Se ne prevede la chiusura per il 12 aprile.

Ma sono gli unici riferimenti a un tempo che per vocazione finito debbono rimanere conchiusi nella finestra temporale del visibile. De Chirico riesce ad entrare nel vissuto di ciascuno e niente altro resta come era. Ma tanto più risulta difficile ritenere una categoria dell’ “oltre” in grado di proiettarsi ad altro. Pare rimanere collocati nella identica metafisica. Ed è così che si rileva come tale.

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