Ponte sullo Stretto va sempre più stretto

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Demolito ancor prima di essere realizzato. Ci pensa la Corte dei Conti a fare a pezzi l’impianto attraverso il quale si voleva addivenire alla realizzazione dell’infrastruttura più discussa del secolo – quello in corso ma anche quello precedente.

Sono quattro gli elementi nodali sui quali la deliberazione della sezione centrale sul controllo di legittimità sugli atti del governo redatta dalla Corte dei Conti fa a pezzi il progetto. Bocciata la delibera Cipess 41 del 6 agosto. Con la sostanziale distruzione dell’ideazione di procedura per arrivare al risultato si cancella lo schema amministrativo. Due anni di lavoro inutili.

Con i percorsi preventivati si pretendeva di riportare in vita contratti di venti anni fa e rispondere alle obiezioni relative all’ambiente.

La Corte sentenzia come incoerente, incompleta e senza spiegazioni tecniche adeguate al tipo di opera tutto il sistema di carte consegnato, dove non manca anche la corrispondenza con Bruxelles. Mancano anche i “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” tali da superare quella precedente valutazione negativa della Via-Vas. In sostanza tutto il supporto istruttorio è carente, secondo i giudici.

Manca, in sostanza, l’atto tecnico separato da aggiungere alla parte amministrativa.

Qualcosa di più di un busillis quello sollevato in corte dei Conti dal quale non si potrà uscire con un atto di forza del tipo: “noi tireremo dritti”. La direzione più scontata di questo percorso va a finire in mare. Solo che il pericolo è per i mal capitati non per i maldestri progettisti.

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