Uno dei più grandi giocatori del suo tempo. Sicuramente uno dei più grandi italiani, anche se non nato in Italia e italiano solo il padre. Aveva novantadue anni. Si è spento dopo una lunga malattia proprio oggi.
Un italiano che ebbe il merito di portare il Tennis nostrano ai massimi livelli, grazie alle sue qualità di affrontare fieramente il suo avversario. Come molti della sua generazione preferiva la terra battuta. Colpiva in rovescio a una mano ed era quello il suo colpo migliore. Possedeva un gran tocco di palla e sapeva stare concentrato sul campo giocando tutto il match al massimo. Lo si ricorda come uno dei migliori giocatori della sua epoca.
Gli anni incombenti lo fecero destituire da Adriano Panatta e tra i due c’è sempre stato un continuo alterco dove traspariva una competitività dettata non solo dal passaggio generazionale, ma anche da altre vedute più generali.
Non ha mai difettato in eleganza, il suo può essere preso come il tennis di altri tempi ed in fondo presenta ancora quei tratti coi quali questo sport dovrebbe essere ancora riconosciuto nel mondo: savoir faire, prestanza, destrezza, ma anche classe, in ogni momento della competizione.
Anche se abile sottorete era forte a fondo campo. Riusciva a variare sia per gli effetti che riusciva a far imprimere alla palla, sia per le traiettorie determinate col colpo di polso. Meno dotato però nel dritto.
Sempre come tennista ha vinto tutto e di tutto. Il singolare di due edizioni del Roland Garros (1959 e ’60). Due titoli agli internazionali d’Italia, ma ha fatto sue anche tre edizioni del torneo di Monte Carlo. Arrivato quattro volte in finale a Parigi, Roma e Monte Carlo, altre due volte in Coppa Davis. Wimbledon lo vede semifinalista. In tutto ha conquistato sessantasette titoli, di cui quarantaquattro in singolare, undici in doppio e dodici in doppio misto, ma solo uno è stato riconosciuto negli Open.
Un campione assoluto di cui gli amanti nostrani di questo sport dovrebbero conservare la memoria consapevole. Si eviterebbero facili entusiasmi attuali, come se nel Tennis nostrano non ci fossero mai stati campioni veri.

