Non credere ai due stati

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In viaggio dalla Turchia al Libano Papa Leone Quattordicesimo ha espresso un messaggio per cui “la Santa Sede già da diversi anni pubblicamente appoggia la proposta di una soluzione di due Stati”. Ma poi ha aggiunto che Israele non si identifichi in questa soluzione.

Ma quello che manca nel dibattito non è l’adesione a un progetto bensì il riscontro sulle basi risibili sui quali è fondato. Non si tratta, infatti, di arrivare a un concetto arduo sul quale il tempo dovrà lavorare affinché la maggioranza si conformi. L’idea di due popoli due stati consisteva in un progetto oramai consegnato agli Annales e non più riproducibile anche grazie all’avversione radicata di chi è direttamente interessato a questo progetto.

L’elaborazione, anche presso la Santa Sede, abbisogna di un aggiornamento se il dibattito geopolitico non vuole essere consegnato alle fanfaluche di parole buone ma inutili e facili da spendere.

Il livello di tensione e avversione è tale che qualsiasi neonato Stato della Palestina se avesse luogo sarebbe improntato alla cancellazione del suo vicino che già esiste.

L’aggiornamento dell’analisi circa la costante crisi del panorama mediorientale deve riuscire a vedere come irriducibili le posizioni diffuse in quella area sull’esistenza dello Stato di Israele. Chi ha combattuto per tutto questo tempo non è per un valore di resistenza che non si giustifica davanti a niente: non c’è stata un’occupazione del tipo Russia in Ucraina. Le forze combattenti contro lo Stato di Israele lo hanno fatto esplicitamente per debellarlo.

Si tratta di considerazioni auto-evidenti sulla realtà di fatto, per cui il ripercorrere vecchie formula – “due popoli due stati” – non aiuta a fare passi in avanti ma comporta un ripetersi dei problemi e l’impossibilità di uscire dall’impasse.

Non c’è al momento una formula entro la quale sia sussumibile la sintesi della miriade di contrasti reali presenti in quelle terre ma aventi tutte una direttrice comune che vede nella cessazione di Israele una missione comune. Essere a sostegno di Israele quindi implica l’impossibilità di sostenere, in contempo, alcuna posizione astrattamente mediatrice che si inscrive in falso a una possibile mediazione.

La soluzione ancora non c’è. Si dovrebbe trovare il coraggio di dirlo anziché cercare formule buone per gli ingenui e per i cercatori di avventure in mare e nelle nostre scorribande metropolitane sui muri delle città.

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