Ucraina, la guerra ora è anche sui nervi

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Far perdere la calma, l’autocontrollo, in sede di negoziazioni. Recedere dalla solidarietà in merito ai veri sostegni militari, da parte degli Stati Uniti. Dare quel campo oramai per perduto.

Si tratta della guerra di nervi che la Russia pare voglia portare fino in fondo. Il tutto con la dichiarazione vulgata nelle televisioni con tanto di registrazione voce per non consentire sospetti di alterazione della verità detta. Putin ha infatti dichiarato sull’Unione Europea che si frappone al piano americano: “Se l’Europa vuole la guerra, noi siamo pronti”. In qualche quartiere romano di una volta si direbbe: “Putin scoatta”. Ma ha dimostrato già precedentemente che sa andare fino in fondo alle parole dette.

Gli europei, divisi e frastagliati in diversi livelli di protagonismo nella vicenda, non possono contare sullo zoccolo duro degli americani se Trum dice quel che dice: la guerra in Ucraina è un “disastro”. “La nostra gente è in Russia per risolvere la situazione, non è una situazione facile, lasciatemelo dire”.

Non muove di un punto dalle posizioni invece il fronte russo. La posizione ufficiale come sempre espresa da Dmitry Peskov: “la Russia – dice il portavoce di Putin – rimane aperta ai negoziati di pace”.

E incalza: “Attraverso i negoziati dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi ed eliminare le cause iniziali dell’operazione militare che abbiamo iniziato” (Ansa).

Oltre alla questione sui territori reiterata la chiara richiesta di rinunciare – da parte dell’Ucraina – a far parte della Nato. Ma insieme, anche, ogni alleanza militare con gli occidentali.

Ma in tutto questo Zelensky si trasforma camaleonticamente in un campione di diplomazia. Parla di questo come: “uno dei momenti più difficili e allo stesso tempo più ottimistici”. E si riferisce alle prospettive di pace. “Alcune cose devono ancora essere risolte” – ammette il leader ucraino in relazione ai famosi ventotto punti trumpiani riveduti e corretti. Ma saranno ben diversi i punti di sutura da applicare al territorio ucraino dilaniato da quattro anni di guerra.

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